Le RAQ – Rarely Asked Question, si contrappongono alle FAQ, Frequently Asked Question, perché vengono di rado tirate in ballo anche se, in fondo, sono le più importanti. Non si pongono perché sono essenziali, banali e ci sentiamo in imbarazzo a farle. Eccone qualcuna:

 

D: Perché dovrei fare una cosa che non so fare col rischio di fallire e rendermi ridicolo?

R: Fallire vuol dire avere ancora voglia di tentare, coraggio di esplorare, sentirsi inadeguati, ficcare le unghie nel palmo della mano, sentirsi soli, uscire dalla gabbia, ammettere di aver sbagliato, sapere quando arrendersi.

Fallire è una delle poche prove che la vita ci dà del fatto di essere ancora vivi.

 

D: Che cosa c’è davvero dietro la resistenza al cambiamento?

R:  Cambiare non è facile.
E’ lasciare andare.
E’ aprire una porta immaginando dietro il buio.
E’ chiudere un cassetto che forse mai riapriremo.
E’ bruciare una lettera che avevamo riletto troppe volte, anche se ci faceva male.
E’ camminare con scarpe scomode, su una strada che avevamo lungamente evitato.
E’ rischiare a ogni passo di cadere.
E’ non sapere se riusciremo ad arrivare in fondo.
E’ capire che troppo spesso cambiamo solo per non cambiare.
Cambiare non è facile, neanche quando è necessario.
E’ sapere che il primo passo verso il cambiamento qualche volta è un passo indietro, per guardare nello specchio le nostre paure e, solo dopo aver respirato, e aver chiuso gli occhi, andare avanti. Nonostante tutto

 

D: Faccio fatica a capirmi, figuriamoci a capire gli altri: che posso fare?

R: Uno studio del 2011 mostra che le persone che hanno il desktop pieno di icone, sono più portate per la matematica, hanno un’istruzione superiore e sono orientate alla carriera, le persone che tendono a tenerlo “pulito”, sono generalmente più giovani, orientate alla tecnologia, e portate a mettere la vita personale davanti al lavoro.
Ci sono tanti studi come questo, e troveremo sempre altri indizi che ci portano in una direzione o in un’altra per capire le persone, ma quello che conta è conservare curiosità verso noi stessi e verso gli altri. Forse non arriveremo mai a una perfetta comprensione ma i fraintendimenti saranno più infrequenti perché daremo meno cose per scontate.

 

D: Ma il coaching funziona veramente?

R: In un buon processo di coaching è fondamentale la motivazione. Il concetto di motivazione è più complesso dal semplice concetto di volontà di raggiungere un traguardo. E’ un mix di ispirazione, fiducia nelle proprie capacità e reale intenzione di raggiungere lo scopo, pagandone il prezzo.

Un fattore non trascurabile, infine, è l’associare il traguardo da raggiungere a qualcosa di veramente desiderabile per noi che compensi eventuali svantaggi a un livello secondario.

Nel formulare l’obiettivo è utile comprendere qual è il livello di motivazione che lo sostiene e se tale livello di motivazione possa controbilanciare i timori associati al costo dell’impegno per raggiungerlo.  Se la risposta è sì, il coaching funziona…

 

D: Perché mi dovrei fidare di te?

R: Uhm… ottima domanda. Adesso potremmo aprire una parentesi su che cosa significa fidarsi e in quale contesto, ma non voglio dilungarmi troppo né dare l’impressione di voler eludere la questione.
Diciamo che non sono una persona infallibile ma sono una persona che, in generale, è riuscita a tirare fuori il meglio dagli errori propri e degli altri e credo nel potenziale delle persone e dell’arte. Comunque, qualche altra ragione, la potrai trovare nella pagina di questo sito: “Dicono di lei”.

 

D: Sono una persona in gamba e conosco i miei problemi meglio di chiunque altro, perché dovrei chiedere una mano a qualcuno che ne sa, molto probabilmente, meno di me?

R. Nessun uomo, per quanto alto, riesce a vedere la sommità della propria testa (proverbio africano).

 

E ora qualche RAQ cui ognuno ha la propria risposta, da una bella poesia di David White (traduzione mia):

Autoritratto

Non mi interessa se c’è un Dio

o molti dei.

Voglio sapere se ti senti parte del tutto
o ti sentiabbandonato.

Se conosci la disperazione o riesci a vederla in altri.

Voglio saperese sei preparato a vivere nel mondo
col suo crudele bisogno di cambiarti.

Se puoi guardare indietro con fermezza
e dire questo sono io.

Voglio sapere se sai come fonderti con quell’ardente fervore del vivere
cadendo verso il centro del tuo desiderio. Voglio sapere

se sei disposto a vivere, giorno per giorno, con la conseguenza dell’amore
e l’amara indesiderata passione della tua sicura sconfitta.

Mi è stato detto in quel feroce abbraccio, anche
gli dei parlano di Dio.

PS: avete una RAQ? Scrivetemela nella pagina contatti…