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Il Coaching va di moda. Troppo di moda per non essere a rischio di improvvisazioni e dilettantismi.

Si sono moltiplicate le scuole dai titoli più o meno miracolistici, chi ti fa diventare coach in un week-end, chi in due, chi in tre. Chi addirittura in un corso per corrispondenza. Molti vecchi mestieri si sono semplicemente rinominati, come file sul computer, la sostanza è rimasta la stessa, ma ora si chiamano coach.

La questione è che cosa è veramente il Coaching e come si impara. Non è solo una competenza, ha a che fare con la nostra missione esistenziale e con il nostro modo di affrontare il mondo.

Vediamo principi fondamentali del lavoro di coaching, secondo Arti e Managament:

  1. Teoria evolutiva: gli esseri umani – in condizioni ideali – hanno una potenzialità naturale che li porterebbe a evolvere in forme di maggiore adattamento rispetto alle mutevoli condizioni esterne
  2. Tendenza all’inerzia: spesso i problemi maggiori e più “invalidanti” che le persone hanno nascono da un proprio atteggiamento o da gabbie mentali che impediscono loro di vedere la via di uscita da una situazione critica e che porta a riproporre gli schemi abituali in modo ricorsivo. In tali situazione, infatti, la sperimentazione è bloccata dai timori e dalla tendenza a ricorrere a mezzi noti piuttosto che all’esplorazione di nuovi pattern di comportamento
  3. Maieutica: così come i problemi sono stati generati internamente, possono essere risolti attraverso risorse che la persona possiede ma della quale la persona non possiede completa consapevolezza
  4. Catarsi artistica o tragica: spesso l’uscita “spontanea” dalle situazioni negative si verifica tramite un evento “traumatico” o “topico” che fa sì che la persona non possa più accedere alle modalità risolutive tradizionali e debba accedere a risorse alternative
  5. Potenziamento sinergico: un intervento su un solo fattore esistenziale sortisce effetti meno rapidi e meno persistenti rispetto alla possibilità di attivare??
  6. One size doesn’t fit all: non esiste un modello che si possa applicare pedissequamente al percorso di coaching, né in fase di assessment né in fase di identificazione delle soluzioni
  7. Catalizzatore esterno il supporto del coach consente il raggiungimento più rapido dell’obiettivo o un raggiungimento della meta tout court, qualora l’azione verso di essa risulti bloccata.

Ovviamente tutto questo porta all’identificazione di un profilo del coach ben preciso, nella sua poliedricità, un curioso dell’umanità, uno studioso infaticabile, un decatleta dell’esistenza, mai pago di studio e confronto, un maratoneta perenne, sulla strada della crescita personale. Una persona che passa dal teatro alla scrittura, ama l’arte in generale, senza disdegnare approcci laterali e rappresentativi, come strumenti tradizionalmente esoterici, seppure in una chiave differente, razionale e/o intuitiva, ma anche le discipline fisiche, lo sport e la danza.

Ma se vuoi saperne di più, scrivimi.